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Ultimo utente: OveksteniZene
Data: Giovedi' 17 Marzo 2003
Consoli, incontro ravvicinato - «Potete chiedermi tutto... o quasi» dice la cantante, a disposizione dei lettori il 1° aprile alla Salumeria della Musica

Se riesci a far cantare a tutti ritornelli come «Nei lunghi e sconfinati inverni, dolenti e gelidi, ho simulato un invidiabile benessere», che poco hanno a che fare con i tormentoni da tre parole in rima baciata, significa che sai lavorare con le parole. Quella frase è nel testo di «Pioggia d'aprile», l'ultimo singolo di Carmen Consoli, ma la cantautrice 28enne sa giocare con la lingua anche senza chitarra in braccio. Basta ascoltarla quando carica volutamente il suo accento siciliano e si cala nei panni di «donna Carmela»raccontando aneddoti e storie per prevedere un «Faccia a Faccia» scoppiettante.
«Cerco sempre di essere spontanea - dice - e mi piace l'idea di confrontarmi con il pubblico anche al di fuori di un concerto. Rispondo a tutte le domande, non mi vergogno di raccontare la mia ultima ceretta, ma vorrei evitare quelle da pettegolezzo per giornali scandalistici».

[1]Cosa significa Milano per Carmen Consoli?
«È la mia seconda residenza e la preferisco in primavera o in agosto quando, al contrario delle altre città del Nord, l'aria non è appiccicosa. E non posso dimenticare che è stata la prima città ad accorgersi di me».

[2]Il primo impatto?
«Mi trasferii a Milano per 6 mesi ai tempi del mio debutto. Ero la classica "terrona alla conquista della metropoli": all'inizio mi gettai alla scoperta delle vie delle moda, poi sopraggiunse un cambiamento d'umore dovuto alla mancanza di sole e infine la stabilità con le prime amicizie. Mi colpì la grande offerta di concerti e andai a sentire Pearl Jam, Lenny Kravitz, Sonic Youth, Alanis Morissette, Ani Di Franco, Radiohead e Tori Amos».

[3]Dopo il tour italiano di quest'inverno, ora sta girando l'Europa. Come si trova?
«Nel pubblico ci sono sempre molti italiani, ma anche persone del posto che vengono ai concerti mosse dalla curiosità. Da noi, invece, si va agli show solo se si ascolta una canzone in radio. All'estero c'è una maggior cultura musicale».

[4]Come è la vita on the road?
«Ci muoviamo sia in furgone che in treno. Col primo ragioni da band, arrivi nei posti dove devi suonare dopo aver passato la notte viaggiando: mi sento come Janis Joplin, il mio mito. Il treno, invece, è un'esperienza che mi riporta indietro nel tempo e mi fa sentire una donna dei primi del Novecento».

[5]Cosa fa nel tempo libero?
«Ci muoviamo sia in furgone che in treno. Col primo ragioni da band, arrivi nei posti dove devi suonare dopo aver passato la notte viaggiando: mi sento come Janis Joplin, il mio mito. Il treno, invece, è un'esperienza che mi riporta indietro nel tempo e mi fa sentire una donna dei primi del Novecento».

[6]Progetti per l'estate?
«Leggo. In questo momento "Il libro nero della democrazia" di Furio Colombo e Antonio Padellaro e l'ultimo di Enzo Biagi. Mi piace ascoltare voci fuori dal coro».

[7]È quello che tutti si aspettavano dopo un cd delicato come «L'eccezione». Invece dal vivo ha scelto di presentarlo in chiave rock. Perché?
«Non voglio essere etichettata. Apro gli show con "Per niente stanca", la stessa la canzone con la quale aprii all'anfiteatro di Taormina. Allora c'era un'orchestra ed era arrangiata in modo classicheggiante, ora è quasi punk. Ho voluto dimostrare che il contenuto della mia musica è sempre lo stesso: non avevo tradito il rock allora e non ho tradito ora la melodia. La musica è un vestito che può cambiare».

[8]E cosa rimane sotto?
«Il corpo è la coerenza artistica».

[9]Usa la stesso approccio per se stessa? Cambia fuori ma non dentro?
«Sì, i cambiamenti di look sono una questione puramente formale. È un gioco, un vezzo femminile».

Andrea Laffranchi

FONTE:Corriere.it




 
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